Pennette zucchine e tonno

IMG-20170831-WA0000Ed ecco che, alla riapertura dell’agenda e con la ripresa di mail/telefonate/messaggi, riaffiorano alla mente i pensieri che avevo sbarrato fuori partendo e la testa si affolla di faccende più complesse dello scanzonato ”andiamo al mare?”. Ma come, e tutti i propositi di inizio vacanza? E il blaterare sulla leggerezza della calda stagione che dovrebbe accompagnarci tutto l’anno?
Direi che provo a crederci ancora: sto alacremente lavorando al blocco di quell’ansia che solitamente accompagna i rientri e che potrebbe facilmente catapultarmi nell’inquietudine che nel pre ferie aveva preso il sopravvento e di cui non sento niente affatto la mancanza. Ho fatto mio un piano ben scritto da altri circa la gestione del traffico di pensieri nella mia testa. Lo riporto di seguito.

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”Mi sono raffigurata il porto della mia mente – un po’ malconcio, vessato dalle tempeste, ma accogliente e in buona posizione. Il mio porto è una baia profonda, l’unico accesso all’isola del mio io… Sull’isola è stata combattuta qualche guerra, è vero, ma adesso ci stiamo impegnando per la pace, perché il nuovo capo del governo (cioè io) ha introdotto drastiche misure di protezione. Adesso – e fate in modo che la voce circoli per i sette mari – il permesso viene concesso solo in rare occasioni. Le navi appestate cariche di pensieri offensivi, le navi negriere cariche di pensieri sottomessi, le navi da guerra cariche di pensieri esplosivi – tutte saranno respinte. E anche i pensieri che si comportano come esuli arrabbiati, o contestatori, o ammutinati, o prostitute, o lenoni, o clandestini sediziosi – anche loro sono banditi. Persino i missionari saranno interrogati. La loro sincerità sarà messa alla prova. Il mio è un porto pacifico, la via d’accesso a un’isola bella e orgogliosa, che solo ora sta cominciando a coltivare la tranquillità” (Mangia prega ama, Elizabeth Gilbert).
Questo il progetto a cui voglio attenermi.
Per mantenermi nel giusto mood mi sono rimirata tutte le foto dell’estate (operazione che a dirla tutta è risultata anche un po’ nostalgica) e sono finita sull’immagine di un primo piatto di inizio stagione semplice e gustoso: pennette con zucchine e tonno (ingredienti per 4 persone).

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Cuocere la pasta (320 g) in abbondante acqua salata. Nel frattempo in una padella fare rosolare uno spicchio di aglio; quindi aggiungere le zucchine (due) lavate e tagliate a rondelle e salare. Tagliare i pomodorini (circa 10) ed aggiungerli alle zucchine dopo una decina di minuti. Poco prima del termine della cottura, aggiungere il tonno. Scolare la pasta e ripassarla nella padella con il condimento. Pronta. 😋😋😋
A proposito… Ecco dei pensieri che avranno sempre libero accesso nel mio porto: quelli golosi…

 

Crostata di ricotta e mandorle

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Ogni promessa è debito. Ecco la ricetta che non ero riuscita ad infilare nel precedente post.

Per la frolla: 300 g di farina, 1 uovo, 100 grammi di burro, 100 g zucchero, 1/2 bustina di lievito, 30 g di latte.
Per la farcia: 300 g di ricotta, 1 uovo, 80 g di zucchero, 100 g amaretti sbriciolati, 100 g di mandorle tritate.

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Versare la farina sul piano da lavoro, aggiungere lo zucchero e creare un cratere nel centro in cui mettere il burro a tocchetti, il latte, il lievito e l’uovo. Impastare fino a realizzare una pasta omogenea che andrà riposta in frigorifero avvolta nella carta forno.
Per il ripieno: mettere la ricotta in una ciotola; unire tutti gli ingredienti ed amalgamare.
Stendere la frolla su un piano infarinato e passarla in uno stampo da crostata imburrato ed infarinato. Eliminare gli eccessi di pasta e metterli da parte.
Farcire la crostata con la crema di ricotta e decorare con la pasta rimasta.

Infornate a 180°C per circa 30 minuti (fino a doratura).

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Ora mi sento più serena.

Uuuhhh ho riletto il post: che serietà… Potrei quasi spacciarmi per una food blogger 😜.

 

Poche idee e confuse…

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Uff … Questo post sull’Arcomagno non viene proprio.

Avrei voluto raccontare di come da Praia a Mare, in Calabria, portandosi verso sud lungo la costa, ci si imbatta in una scogliera. Avrei voluto parlarvi della sua imponenza, di come all’improvviso blocchi il passaggio ed impedisca la visuale e ci avevo messo dentro anche un complicato paragone con gli ostacoli della vita (si in effetti – ora che ci penso – l’avevo presa un po’ alla larga). Avrei quindi voluto rivelare di come, per curiosare oltre, si possa o approfittare della barchetta che ti trasporta dall’altro lato (comoda soluzione per cui però è lecito optare solo se non si è già una volta vissuta l’esperienza della soluzione due) o farsi una respirata a pieni polmoni e, inforcando le ripide scale, avventurarsi in una passeggiata panoramica che affaccia in uno dei posti più belli del comune di San Nicola Arcella.

Avrei anche voluto spiegare di come il percorso sia sterrato ma facilmente percorribile (noi lo abbiamo affrontato con tutta la ciurma) e di come dall’altro lato ti accolga il lido ”I Gabbiani”. E quando dico accogliere non è in senso figurato. Avevo pensato anche ad uno slogan tipo ”se al mare ti vuoi rilassare al lido i Gabbiani devi sostare”; ma mi era poi sembrato, seppur azzeccato, tanto banale.

Avevo abbozzato la seconda parte del post tutto sulla gentilezza dello staff e sui servizi che lo stabilimento offre: la zona bar, il baby club, la piscina per i giorni di mare mosso e non solo, ma soprattutto (cosa che lo rende unico) la grotta sulla spiaggia nella quale, armonicamente posata nell’ambiente circostante, si trova l’area ristoro con simpatiche proposte per il pranzo (la fresella tipica della zona, per esempio).

Mi sono trovata nella difficoltà di spiegare come questo fosse un posto da cui si fa fatica ad andar via, e non per il pensiero della strada che ti aspetta al ritorno (anche per il rientro è a disposizione il ”traghettatore”) ma perché si avverte un tale senso di pace che pare quasi che quella scogliera funga da schermo da qualsiasi elemento disturbatore.

Avrei voluto raccontarvi dell’aperitivo vista mare all’ora del tramonto e del tuffo nell’acqua calda di quell’ora assieme al sole che ci sprofondava dentro.

Avrei voluto spiegarvi come da lì raggiungere appunto l’Arcomagno, dove l’acqua è costretta ad attraversare il grande arco prima di bagnare la riva.
Avrei voluto inserire in tutto ciò la ricetta di una nuova crostata a cui però, a questo punto, dedicherò un post a parte.
Ma i pensieri mi sono sgusciati fuori tutti confusi e non c’è stato verso di dargli una dritta. E quando si inizia a scrivere e cancellare e poi ancora scrivere e di nuovo cancellare, se proprio non si vuole rinunciare, non c’è che una soluzione: raccontare le cose proprio così come escono dalla testa… Ossia ingarbugliatamente scomposte.

Segue ricetta.

Nota: la prima foto, quella dell’Arcomagno, è tratta da internet (solo quella però 😉).

e dopo una giornata a Calaficarra… Vi racconto il mio lievito madre.

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Quest’anno Maratea ci incanta e ammalia nella sua bellezza e ci ritroviamo in posti che, pur essendo nata e cresciuta in questi luoghi, non conoscevo.
Così a Calaficarra, il cui nome significa spiaggia del fico (e niente, in questi ultimi post i fichi vanno alla grande).

IMG_20170819_182238Si tratta di una spiaggia di ghiaia e ciottoli scuri, tra cui si nascondono piccole conchigliette, abbracciata da speroni rocciosi e caratterizzata da un mare azzurro e limpido. Tutto attorno è circondata da scogliere coperte da fitta vegetazione; da qui, via mare, è facilmente raggiungibile una piccola grotta sulla cui volta si proiettano riflessi di luce da spettacolo.

Alla spiaggia si accede attraverso un sentiero e successiva scaletta naturale. Da su non si può non rallentare il passo per fermarsi ad ammirare il paesaggio e pentirsi istantaneamente di aver lasciato a casa la macchina fotografica.

E mentre mi mangio le mani e cerco di cristallizzare queste immagini che mi riempiono gli occhi quantomeno con il cellulare, mi affiora alla mente Mediterraneo di Mango e penso che il ritratto di quella canzone ben rappresenti quanto mi vedo attorno.

Ma se noi non riusciamo ad averne abbastanza di Maratea, penso che Maratea ne abbia avuto abbastanza di noi.

Avete presente quella sensazione di sollievo generale che accompagna un cataclisma quando finisce? Ecco, la stessa sensazione ha accompagnato la nostra dipartita dalla graziosa spiaggia dopo una giornata di giochi rumorosi, capricci, dispetti e chi più ne ha più ne metta. Anche la doccia, con successivo caricamento ciurma per lo sgombero del territorio, è stata alquanto rumorosa (la parola più utilizzata della giornata è stata basta… Persino la piccoletta di sedici mesi l’ha sentita così tante volte che ad un certo punto ha iniziato a ripeterla come un mantra).
Ad accoglierci a casa la pizza della nonna (ebbene si, mi sto riposando e rifocillando) impastata con il lievito madre che con fatica avevo fatto nascere per poi cederne la potestà in un momento particolarmente incasinato della mia vita. Perché la pasta madre richiede attenzioni e nutrimento, cura e dedizione.

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Per farla, dopo aver letto manuali e post in abbondanza (ci sono veri esperti sull’argomento e volumi che illustrano anche i processi chimici di lievitazione naturale. Io non saprei neanche farlo: qui vi racconto solo il mio esperimento e la fortunata riuscita al primo tentativo) avevo impastato 200 g di farina con 100 g di acqua e due cucchiaini di miele ottenendo una pallina che avevo riposto in un contenitore di vetro. Il giorno dopo avevo reimpastato aggiungendo 100 g di farina ad una pari quantità di impasto (il resto si butta) e 50 g di acqua; allo stesso modo avevo proceduto il terzo giorno. Da allora avevo rinfrescato il panetto ogni due giorni (si usa anche l’espressione ”fare il bagnetto al lievito madre”) per una settimana e poi due volte a settimana aggiungendo sempre 100 g di farina a parte del panetto di uguale peso e 50 g di acqua. Il lievito è pronto quando aumenta il suo volume fuori dal frigo in circa quattro ore; ed allora la parte dell’impasto che prima si buttava può essere utilizzata per le proprie preparazioni. Successivamente potrete rinfrescare il lievito ogni 4 o 5 giorni. Più il lievito ”invecchia” più saprà fare il suo lavoro donando alle preparazioni una profumazione ed un sapore particolari. Il mio ha ormai qualche annetto che si porta molto bene 😉.
Questo per dire che non avrò preparato io le succulenti pizze che vedete, ma un po’ di merito di cotanta bontà in qualche modo potrei anche prendermelo.

Ps: 😜😜 No non è vero, questa volta mi sono davvero solo seduta a mangiare 😚.

Aglianico on my mind

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Aiuto aiuto aiuto sono rimasta indietrissimo con i post: ho il taccuino strapieno di appunti e la macchina fotografica che esonda di immagini. Va bene, ammetto che questa ultima circostanza è dovuta al fatto che non sono proprio una fotografa esperta e di conseguenza, prima di avere il risultato che vagamente speravo di ottenere, devo fare un mucchio di scatti.

E intanto mi perdo nella lettura dei tanti blog esistenti e resto incantata. E scopro di andare davvero a braccio: i bloggers sono super organizzati, hanno un precisissimo planning, abbondano di foto e post già pronti, conoscono i potenti mezzi informatici per rendere il blog attivo e facile all’nterazione, partecipano a corsi…

Io sono assolutamente a digiuno di nozioni informatiche (vedo cose carinissime che mi piacerebbe riprodurre ma dopo ore ed ore di tentativi devo sventolare bandiera bianca) e mi lascio guidare dall’impulso. Non ho un orario o un giorno preciso di pubblicazione di un argomento già determinato. Scrivo di pancia. E so che così continuando prima o poi mi incartero’. Quindi prometto solennemente che avrò anche io presto il mio planning. Per il momento però, complice il clima vacanziero, vince l’impulso.

E così d’impulso mi viene da invitare tutto il mondo (vabbe’ adesso mi sto allargando… Diciamo la gente che passa di qui) a visitare almeno una volta nella vita Maratea. Un posto incantevolmente incastrato tra mare e montagna e che, con le sue tante spiagge – ciascuna con la sua caratteristica – l’affascinante piazzetta da cui partire per un tour dei vicoletti del paese, il panorama dal Cristo ed il piccolo porto, regala agli occhi scorci di una bellezza non descrivibile a parole.

E in uno di questi viottoli ci fermiamo ad aperitivare, presso il locale Rossofermo la cui insegna, nascosta tra le croci della vicina chiesetta, mi fa sorridere per il contrasto, che pare però così naturale, tra sacro e profano. La caratteristica di questo wine bar è che i tavolini sono sistemati lungo la vecchia scalinata su cui affaccia.

Ci lasciamo convincere dal cognato ad assaggiare un rosso che per il nome mi riporta, per un fugace momento che prontamente rifuggo, al pensiero del lavoro: ”L’atto” delle Cantine del Notaio.

”Rosso rubino. Al naso presenta sentori di marasca e prugna mature con accenni speziati. Al gusto le note di frutta, i tannini levigati e una piacevole freschezza ne fanno un vino pieno e persistente”. La scoperta è gradita: fresco, speziato, ricco e piacevole. Anche il posto è grazioso; l’unica pecca è che gli stuzzichini per accompagnare l’aperitivo sono serviti solo su richiesta e si pagano a parte; pegno sopportabile per godersi un calice così in uno dei posti più belli d’Italia.

Annoto che nella piazzetta di Maratea prendeva il via il simpatico viaggio raccontato nel film Basilicata coast to coast.

Ps. La foto in alto con il Cristo non è la mia ma è presa da internet 😉.

Crostata di fichi

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Mettete un ritorno al Sud dopo otto mesi di assenza; aggiungete la coincidenza del rimpatrio con il compleanno del nonno; mescolate con due cugini che non si vedono da altrettanto tempo e che si rincontrano in un’età simpaticamente chiacchieraticcia; e anche una cuginetta di mesi 16 che volentieri vorrebbe essere inclusa nel loro giro ma che si ritrova il più delle volte a rincorrerli non ricambiata. Annaffiate con un pranzo di festeggiamento di numero indefinito di portate. Risultato: una famiglia impossibilitata a deambulare in zona mare e a rischio annegamento alla sola vista dell’acqua. Indi per cui: prima giornata a Praia a Mare trascorsa… in montagna. Per la precisione al lago Sirino, in Basilicata.

L’aria è fresca e rifocillante dopo giorni di caldo atroce; il lago allieta lo sguardo e rilassa lo spirito. Ne viene fuori un pomeriggio fuori programma ma dai risvolti simpatici. Vi propongo un dessert? (Ma come, pure il dolce? 😉) La crostata di fichi della nonna.

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Ingredienti per la pasta frolla: 300 g di farina, 1 uovo, 100 g di burro, 80 g di zucchero, 1/2 bustina di lievito, 30 g di latte.

Ingredienti per la farcitura: 200 g di marmellata di albicocche, 500 g di fichi, 100 g di amaretti, 1/2 bicchiere di liquore Strega.

Preparare la frolla: sul piano di lavoro sistemare la farina a fontana e metterci dentro il burro a pezzi e tutti gli altri ingredienti. Lavorare velocemente e lasciare riposare 30 minuti in frigo.

Amalgamare in una ciotola la marmellata di albicocche con gli amaretti sbriciolati ed il liquore. Stendere la frolla (lasciando da parte della pasta per le strisce) e ricoprire con il composto. Sbucciare e tagliare i fichi; ricoprire la crostata. Chiudere con le strisce di pasta frolla. Infornare per 30 minuti a 180 gradi.

Vacanze romane e pasta come ‘na vorta

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Quando arriviamo a Roma sono le tre ed il sole rosola i marciapiedi ed i tetti della decentrata zona dove alloggeremo. Evito accuratamente di incrociare lo sguardo di mio marito consapevole che il mio suggerimento di un giro veloce a Roma non potrà partecipare al concorso di migliore idea 2017 con il titolo ”visitiamo la città eterna nella settimana più calda dell’anno”.

In realtà è proprio lui ad incitarci poco dopo ad abbandonare la refrigerata stanza dell’albergo per iniziare il tour. Non è un giro turistico ponderato il nostro. È il giro di chi ritorna in una città che ama e si lascia condurre dalla memoria e dai ricordi: la scomposta Piazza del Popolo, la stilosa Piazza di Spagna e, seguendo la moltitudine di gente che ha deciso come noi di sfidare il caldo dei quasi 41 gradi (bene, mi sento meno pazza) ci ritroviamo di fronte alla Fontana di Trevi. Monetina et voilà verso Campo dei Fiori e Piazza Navona con i suoi artisti.

Ci rendiamo conto di aver camminato per tre ore e di avere anche un certo appetito quindi decidiamo che è ora di cena.

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E così ci troviamo ad andare lenti lenti lungo il Tevere ( citando il Claudione nazionale per sottolineare il passo a cui ho costretto i miei uomini per far foto al fiume da qualsiasi incantevole prospettiva).

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Ceniamo in zona Trastevere da ”Pasta e vino come ‘na vorta” (per il cui suggerimento devo ringraziare un amico di Instagram). È un posto piccolino ma ben arredato con i tavoli in condivisione. Spartano quanto al servizio definendosi self-service della pasta.

Il meccanismo è questo: becchi un menù, scegli il tuo sugo tra quelli tipici della cucina romana e decidi la tipologia di pasta (aiutandoti anche con quella che è in esposizione al banco). Tutti i tipi di pasta sono in versione con uovo ed in versione con solo acqua e farina. Furbescamente scegliamo tre condimenti diversi (matriciana, carbonara e gricia) a colorare spaghettoni e strozzapreti.

Il self sta nel fatto che i piatti non vengono serviti al tavolo ma quando viene chiamato il tuo numero te li vai a prendere (ma non c’è rischio di perdersi l’appello perché il titolare ha tutto sotto controllo).
Sarà che abbiamo il tavolo dietro il bancone e quindi ci tocca il minimo sbattimento, sarà che la novità risulta simpatica al bambino, fatto sta che a noi è piaciuto molto. Così come molto ci è piaciuta la pasta: uno spettacolo di gusto e sapore in tutte e tre le versioni. Le porzioni sono abbondanti tanto da farci desistere dallo scegliere un secondo e da farci rinunciare anche all’antipasto della casa che ci osserva con aria invitante dal tavolo dei vicini.
Riprendiamo la nostra passeggiata e, chiacchierando e raccontando, ci troviamo di fronte al Colosseo che nella notte – lì così a suo agio in mezzo al caos della città – da qualsiasi posizione lo si guardi, appare davvero splendido nella sua maestosità.

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Un giorno senza sorriso: una gioia persa

 

Non avremmo potuto scegliere una località turistica diversa: mio figlio è da maggio che approfitta di ogni occasione per guardarci con aria persuasiva ripetendo ”non è un sogno, è Romagna…” Plauso agli ideatori di uno spot capace di convincere il pubblico di qualsiasi età. D’altronde non sono mai stata a Rimini, quindi la scelta non mi è spiaciuta. Le sue aspettative sono assolutamente soddisfatte: penso abbia l’impressione di vagare in un luna park a cielo aperto.

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Quanto a me, mi sto perdendo in un esperimento di osservazione sociale e resto incantata. Mi lascia una piacevole sensazione di contagiosa gioia di vivere osservare tutta questa gente che altro non vuole che divertirsi. Passeggiando sulla spiaggia incontro flotte di uomini, donne (davvero di tutte le età) e bambini coinvolti in divertenti lezioni di fitness, zumba, balli di gruppo; in acqua altrettante persone si dividono tra nuotate, racchettoni e palleggi; la sera c’è una euforia nell’aria che ti penetra fino alla punta dei capelli (ho visto autobus diretti a mezzanotte a Riccione pieni come un tram a Milano alle 8 di mattina).

È la magia dell’estate: mi lascio alle spalle il carico di pensieri che sembravano inarchiviabili e mi sento tanto leggera.

Tutto spinge verso una vacanza dal pensiero positivo, persino i quadri che troneggiano sui muri della hall dell’albergo.

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Tornerò a parlarvi di uova, zucchero e cannella… Ma oggi volevo condividere con voi questa leggerezza che mi pervade, che mi fa sentire forte. Una forza che ora sembra che niente possa far barcollare e che vorrei con tutta me stessa conservare ogni giorno tutto l’anno.

20170804201729_IMG_2178Ps: 😜questa qui sono io..ebbene si: gli effetti benefici del mio stato d’animo 😜😜😜😂

amo le colazioni…

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Il pasto della giornata che preferisco è la colazione. Detto tra noi è il mio incentivo ad alzarmi la mattina… E questo ve la dice lunga sul mio grado di golosità: posso essere stanca, assonnata, distrutta, ma il pensiero di rifocillarmi mi suggerisce un buon motivo per aprire gli occhi e buttarmi giù dal letto. Questo sia che la colazione preveda latte e fette biscottate come da foto, sia che preveda una dolcissima torta.
Tanto premesso, ben comprenderete lo sconvolgimento che la partenza intelligente per le vacanze di stamattina, con veloce annaffiata di solo caffè, mi ha causato. Lo stravolgimento è stato tale che ho passato l’ultima ora di viaggio a studiare le caffetterie di Rimini alla ricerca di una colazione talmente soddisfacente da farmi superare il trauma.

Ed è così che alle 9.30 abbiamo varcato la soglia del Caffè Reale in via Dati 47 a Viserba di Rimini, pienamente convinta dalla frase letta su più recensioni ”tra le migliori brioche del posto”.

Siamo stati accolti da un coinvolgente profumo di dolci. La scelta è stata ardua: bomboloni dall’aspetto invitante, brioche alla marmellata di melograno, brioche integrali e al miele, brioche classiche.
Io ho optato per la classica alla marmellata di albicocche accompagnata da uno schiumoso cappuccio.

La vacanza non poteva iniziare in modo migliore: la seduta vista agognato mare è suadente, il gusto soddisfatto, la gentilezza usataci è accogliente.

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Placato lo stomaco la modalità relax è immediatamente attivata: potere indiscutibile del dolce 😋😋😋.

Yogurt ai frutti di bosco e relax

Il feedback dalla montagna da parte della mia collega sulla rivolta della tecnologia dell’ufficio raccontatavi l’altro giorno non posso non condividerlo.

La risposta consiste nella foto qui sotto, indice della calma e pace con cui ha appreso della dipartita del nostro pc 😁😁😁. Assolutamente in tema con il blog: yogurt ai frutti di bosco 🍓🍓🍓.

Buona caaalda serata.

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