c’ho la capoccia dura, però sul planning faccio marcia indietro…

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Sarà una bella cosa essere così testardi? Mettersi nella capoccia le cose e non riuscire a cacciarsele neanche con i tornado e mettersi nel cuore le persone e tenerle lì nonostante tutto? Essere talmente testardi da provare a mettere giù queste righe perché mi sono prefissata di pubblicare due articoli alla settimana e siamo già a domenica. E talmente testarda da voler mantener fede al mio proposito nonostante sia priva di materiale dal momento che una serie di vicissitudini mi ha portata a non avere neanche una ricetta con foto passabile. Talmente testarda da ritrovarmi quindi a scrivere senza sapere per la precisione cosa, visto che ho cancellato le mie ultime foto perché non mi piacevano affatto…

Potrei parlarvi della serie di vicissitudini di cui sopra ma risulterei alquanto noiosa. Potrei raccontare di quanto desideri ultimamente una reflex, ma sarebbe una narrazione unicamente finalizzata a mandare messaggi subliminari a chi dovrebbe regalarmela; persona che tra l’altro so per certo leggere meno della metà di quello che scrivo (d’altronde… Come dare torto ad un marito che già mi ha nelle orecchie tutto il giorno?). Potrei parlare del mio argomento preferito, profondo, sofferto e sincero. La decadenza dell’avvocatura degli ultimi anni? La crisi economica? La critica della ragion pura? No, niente di tutto questo; stavo pensando alle colazioni. Ma, in un periodo dove la mia colazione consta di due fette biscottate con la marmellata, rivangare ricordi di un’estate di bagordi fa tristezza.

E quindi? E quindi semplicemente faccio mea culpa e do ragione a chi sostiene che la programmazione è alla base di un blog e che bisogna sempre avere nel taschino un buon numero di ricette per i momenti di black out. E siccome sono testarda ma non talmente tanto da non imparare dai miei errori ma abbastanza da portare avanti questo progetto nonostante appunto gli errori, annoto la lezione e proseguo, limitandomi per oggi ad augurarvi buona giornata.
I’ll come back soon 😉.

muffin al cioccolato (e i se si potesse tornare indietro…)

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Ho addosso una sensazione di triste nostalgia mista a rimpianto.

E’ quella roba che ti lascia il pensiero delle cose vissute che non possono ritornare, delle frasi non dette e delle cose dette e fatte che però sarebbe stato meglio non dire e non fare; dei ”dai ci organizziamo per vederci” buttati lì troppe volte per poi perdere l’occasione vera; dei momenti in cui avrei dovuto esserci e invece ero assorta in altro e dell’opportunità di rimediare che non riesco più a cogliere.
Per distogliermi da questo snocciolare di pensieri mi sono impegnata a scattare delle foto luminose ed allegre. Ho impostato la macchina in modo da raccogliere più luce possibile smanettando con iso, diaframma e tutti quei geroglifici lì: sia mai che quella luce – per chissà quale miracolosa proprietà transitiva – mi salti dentro.
Che poi l’oggetto sia un muffin al cioccolato, dunque con note proprietà terapeutiche, è puro caso, giuro.

Anche  questa volta ho usato il bimby.

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Ingredienti: 200 g di farina, 180 g di  zucchero, 1 bustina di lievito vanigliato per dolci, 150 ml di latte, 2 uova, 60 g di cacao amaro, 50 g di burro a temperatura ambiente, 40 g di gocce di cioccolato fondente.
Preparazione:
sciogliere il burro a 90 gradi velocità 2 per 40 secondi e lasciare raffreddare.
Unire il latte e le uova: 20 secondi velocità 3; aggiungere farina, zucchero, cacao, lievito e le gocce di cioccolato. Impastare 2 minuti.
Imburrare ed infarinare gli stampini per i muffin e riempirli per 2/3. Infornare a 180 gradi per 15/20 minuti.

Ps. Amico mio che sei stato tra i primissimi sostenitori e followers di questo blog: tornerai a leggermi… E torneremo a chiacchierare, scherzare e battibeccare. Lo so per certo, perché sei forte. E mi regalerai la ricetta che mi avevi promesso. Ti aspetto… Con tutto il bene che posso…

le polpette di pollo di homemade deligh

20170913173116_IMG_3175Tenere questo blog mi diverte tanto: è coinvolgente e stimolante e mi ha consentito di conoscere un mucchio di gente interessante. La sera mi perdo alla scoperta di altri siti e ce ne sono davvero di bellissimi: begli articoli, belle foto, bei colori, belle idee, belle ricette, belle iniziative. Appunto, annoto, segnalo come da provare.
L’altra sera me n’è venuta in mente una che volevo tastare da quando l’ho vista sul sito di un’amica blogger molto brava. L’occasione mi si è presentata davanti ad un triste petto di pollo che doveva in realtà finire alla piastra… Ed è finito in polpette da leccarsi i baffi.

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Ingredienti per 12 polpette (4 persone):
500 g di petto di pollo
100 g di pangrattato
50 g di parmigiano reggiano
prezzemolo tritato
2 uova
sale e pepe qb
olio extravergine d’oliva
1 peperoncino
1 piccola cipolla
1 carota
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
1 goccio di vino bianco

Preparazione:
Tagliate il petto di pollo a pezzetti e frullatelo molto bene in un mixer. Trasferitelo in una ciotola e aggiungeteci anche il pangrattato, il parmigiano, il prezzemolo tritato, le uova e aggiustate di sale e pepe.
Mescolate molto bene e formate le polpette.
Fate un trito fine con la cipolla e la carota.
Prendete quindi un’ampia padella e scaldate un filo di olio. Fate rosolare il soffritto di cipolla e carota e aggiungete il peperoncino.
Metteteci anche le polpette che dovrete ugualmente far rosolare.
Sfumate con il vino e lasciatelo evaporare.
Aggiungete quindi il concentrato di pomodoro e fate cuocere con il coperchio a fuoco basso per circa mezz’ora.

La ricetta è copiata da qui 😉 :
https://homemadedelights.blog/2017/09/06/polpette-di-pollo-leggere/

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io, te e le camille non proprio camille

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Ed anche la scuola – ultimo tassello per la ricomposizione della frenetica routine famigliare – è iniziata; il dolce far niente è solo un altrettanto dolce ricordo.
Ho provato una leggera stretta al cuore nell’accompagnare il mio ometto nella classe seconda.

Quanto cresci in fretta e quanta tenerezza la tua emozione. Ti ho fatto strada al banco per aiutarti con lo zaino più pesante di te e sono scappata via. Mi sono voltata un attimo e i nostri occhi si sono incrociati. Quando sei agitato hai quel tuo modo di spiare da sotto la testa china…

Avevi lo stesso sguardo quando ti ho conosciuto in casa famiglia, me lo ricordo bene: il sopracciglio​ inarcato, la testa bassa e gli occhi in su… La diffidenza mista a curiosità e spavento tutto concentrato in dieci mesi di bambino.

Oggi che il ghiaccio del primo giorno scolastico è rotto hai di nuovo l’aria furbetta e scanzonata di sempre. Mi chiedi se prepariamo assieme la merenda per la scuola, quella che ”somiglia alla camilla ma che non è proprio proprio uguale né per forma né per sapore”. E certo che si, vita mia, che la prepariamo. Che poi con il bimby ci mettiamo un attimo.

Ingredienti: 200 g di carote, 150 g di zucchero di canna, 2 uova, 100g di olio di semi, 100 g di latte, 300 g di farina, 1 bustina di lievito, 50 g di mandorle, un pizzico di sale.
Inserire nel boccale lo zucchero: 10 secondi a velocità 6; aggiungere le mandorle e tritare 20 secondi a velocità 6/7; inserire le carote: 20 secondi a velocità 7. Aggiungere le uova, l’olio, il latte, la farina ed un pizzico di sale: 1 minuto a velocità 7; mettere il lievito: 10 secondi a velocità 7. Riempire i pirottini (ma non completamente). Mettere in forno per 15/20 minuti a 180 gradi.

ritorno in Oltrepo’ e cheesecake ai frutti di bosco

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Tornata tra i vigneti dell’Oltrepo’ consumo il mio piccolo dramma: sono orfana di palestra… L’istruttrice cui deve attribuirsi il merito di avermi fatto tornare la voglia di saltare smuovendomi da uno stato di confortante pigrizia è espatriata (cioè proprio espatriata no, semplicemente trasferitasi in altra provincia); il corso che mi dava la carica e mi invogliava a non perdere neanche un appuntamento è stato soppresso. Così me ne vado vagando per la città alla ricerca di una nuova palestra (amica mia – compagna di avventura fitness da anni – lo so che andare a visitare una palestra non equivale propriamente a vagare per la città, ma non essere fiscale).

Una prima selezione l’ho fatta su internet, scartando le due che per gli orari sarebbero incompatibili con le mie esigenze lavorative e famigliari (gli orari giusti erano proprio quelli del corso precedente). Per la palestra oggetto del sopralluogo valuto invece che gli spogliatoi non sono come quelli della vecchia, le docce in numero minore, la posizione diversa… Insomma proprio non è quella. Si nota che non sono il tipo che mette radici ma al contrario persona mentalmente molto aperta ai cambiamenti? 😜

In attesa della conclusione delle selezioni mi sono regalata una golosità adeguata allo stato di inattività attuale: cheesecake ai frutti di bosco.

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Ehm… Certamente è dietetico un dolce che prevede 200 g di biscotti Oro Saiwa, 300 g di formaggio spalmabile, 300 g di mascarpone, 250 g di frutti di bosco, 100 g di burro, 10 g di gelatina, 50 g di zucchero, 80 g di zucchero a velo, un limone.
E, giacché nel mio ultimo post su facebook mi sono bullata di non avere più combinato pasticci, sono stata divinamente punita: questo articolo ben potrebbe intitolarsi ”101 errori preparando una cheesecake”.
Ecco quello che avrei dovuto fare: frullare i biscotti nel mixer e amalgamare con il burro fuso. Trasferire in uno stampo a cerniera (22 cm diametro) foderato con carta forno bagnata e strizzata; distribuire il composto con il dorso di un cucchiaio. Mettere in frigo per due ore.

Montare il mascarpone con il formaggio spalmabile e lo zucchero ed unire la gelatina precedentemente messa in ammollo per dieci minuti in acqua fredda.

Mettere i frutti di bosco in una padella con il succo di un limone e lo zucchero a velo e far cuocere a fuoco dolce per 5 minuti. Colare i frutti di bosco raccogliendo il succo in un contenitore. Prendere la base di biscotti e riempire con il composto al formaggio livellando bene. Bagnare con il succo dei frutti quindi decorare con la frutta. Riporre in frigo.

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Quanto ai pasticci, nascondo accuratamente i disastri sotto al tappeto (ovvero sotto una manciata di lamponi e more). Due suggerimenti però: non acquistate i frutti di bosco surgelati (tentazione da risparmio) perché sicuramente non rendono nella decorazione; e non abbiate fretta (pazienza…Questa sconosciuta!): se nella preparazione sono previsti dei tempi di riposo un motivo ci sarà. La mia non è molto compatta proprio perché mio figlio aveva voglia di mangiarla prima del tempo.

Non è bellissima ma assicuro molto buona 😋😋.

cous cous da rientro

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Ho scoperto il cous cous in occasione di una delle tremila diete della mia vita ed è stato amore a prima vista. Lo adoro: mi piace il sapore, la versatilità, la consistenza. E l’amore è diventato idillio quando ho scoperto che i 60 g previsti nel piano alimentare erano un pasto vero rispetto alla uguale quantità di pasta che a malapena copriva il fondo del piatto e che mi lasciava insoddisfatta ed incredula di fronte a cotanta disumanità. Si aggiunga che sgranare il cous cous è una cosa che mi rilassa da matti: presente i puzzles, i lego ed i chiodini? Con lo stesso spirito io sgrano agglomerati di cous cous 😜.
20170906183208_IMG_3041In questo frizzantissimo rientro, con i ritmi che sono subito ripresi con una discreta velocità, avevo proprio voglia di mangiare qualcosa che mi riportasse alla mente il sapore del mare appena lasciato. Ho così approfittato per provare una ricetta letta su ”giallo zafferano” di agosto, un po’ modificata.
Ingredienti: 70 g di pistacchi sgusciati, una manciata di foglie di basilico, sale, pepe, 70 ml di olio extravergine di oliva, aglio, 1kg di vongole, 200 g di cous cous precotto, 200 g di pomodorini, un limone.

Mettere nel mixer pistacchi, basilico, sale, pepe, olio e frullare.

Soffriggere l’aglio e aggiungere le vongole facendole aprire coperte tenendo il fuoco vivace. Scolare le vongole e metterle da parte. Filtrare il liquido di cottura ed utilizzarlo per cuocere il cous cous (se non dovesse bastare allungare con brodo). Sgranare il cous cous e mescolarlo ai pomodorini ed alle vongole (sgusciarne una parte). Aggiungere il pesto di pistacchi, la scorza del limone e qualche altra fogliolina di basilico.

Molto soddisfatta del risultato, era proprio quello che ci voleva per alleviare lo stress da ricollocazione sui binari. Ora mi resta solo un dubbio da dirimere: mi rilassa di più mangiare o cucinare?

La Casetta Bianca a Praia a Mare (con saluti)

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Ho raccontato le meraviglie di Maratea, ho descritto la rilassante semplicità del Lago Sirino, ho invitato gli avventurieri (e quelli che come me non lo sono manco per niente) ad un faticosa scarpinata che porta alle bellissime spiagge di San Nicola Arcella. E Praia a Mare? Be’, Praia – giacché il distacco non è mai facile e io mi impegno sempre ad agevolarmi il lavoro – me la sono lasciata per il giorno della partenza.

Praia è per me splendida: qui lascio gli affetti, la famiglia, i ricordi di questa estate e quelli di una vita. Un’isola (detta ”di Dino”) con le sue variegate grotte visitabili, che richiama lo sguardo da qualsiasi punto del paese, circondata da un mare blu che si è meritato anche quest’anno la bandiera dello stesso colore; un santuario incastonato tra la roccia come un diamante (di recente quasi divorato da un incendio e dalla stupidità umana); un vialone alberato per il passeggio ed un contrapposto lungomare; un carinissimo centro pieno di locali interessanti.
Ve la fotografo da un elegante ristorante, ”La Casetta Bianca”, in contrada Fiuzzi 49, di cui sono stata ospite in occasione del battesimo di mio nipote.

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Il posto è giustappunto panoramico (i miei articoli delle ultime settimane sono monotoni: panorama e bellezza, bellezza e panorama… Ma qui è così… Che ci posso fare?) ed oggi offre uno spettacolo suggestivo perché, complice la tempesta della notte, il mare ha l’irrequietudine di fine estate. Sullo sfondo l’Isola di Dino.

Dal momento in cui entro mi balza all’occhio la cura dei dettagli: vero che noi siamo ad un pranzo per una ricorrenza e non avrebbero potuto liquidarci con una tovaglietta ed un tozzo di pane, ma guardandomi attorno noto che anche gli altri ospiti del ristorante sono molto attenzionati.

Personale gentile e conciliante con le esigenze di un gran numero di bambini intolleranti allo star seduti per un tempo non quantificabile.
Il menù di pesce è gustoso e stuzzicante. L’antipasto non si limita ad una banale insalata di mare ma si colora di simpatici accostamenti; non a caso si intitola ”fantasia del pescatore praiese”: dal classico polipo e patate all’allegro baccalà con peperoni ed al ricercato seppie e finocchi.
Il risotto misto mare è delicato ed il gratin con tanto di cozze è assai sfizioso.
Ma quello che voglio sicuramente provare a ricopiare a casa è lo squisito primo di scialatielli con calamari, gamberoni e pistacchio. La pasta fatta in casa amalgamata a questo sughetto vale il rischio (ahimè di percentuale molto elevata) di ridursi a pois il vestito.

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Si chiude con una macedonia con gelato al pistacchio.
È un buon sapore per terminare una vacanza: i miei sensi sono assolutamente appagati.
Così come questo è sicuramente un buon posto per salutare il mio paese, la mia estate e questo mare di inizio settembre.