La Casetta Bianca a Praia a Mare (con saluti)

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Ho raccontato le meraviglie di Maratea, ho descritto la rilassante semplicità del Lago Sirino, ho invitato gli avventurieri (e quelli che come me non lo sono manco per niente) ad un faticosa scarpinata che porta alle bellissime spiagge di San Nicola Arcella. E Praia a Mare? Be’, Praia – giacché il distacco non è mai facile e io mi impegno sempre ad agevolarmi il lavoro – me la sono lasciata per il giorno della partenza.

Praia è per me splendida: qui lascio gli affetti, la famiglia, i ricordi di questa estate e quelli di una vita. Un’isola (detta ”di Dino”) con le sue variegate grotte visitabili, che richiama lo sguardo da qualsiasi punto del paese, circondata da un mare blu che si è meritato anche quest’anno la bandiera dello stesso colore; un santuario incastonato tra la roccia come un diamante (di recente quasi divorato da un incendio e dalla stupidità umana); un vialone alberato per il passeggio ed un contrapposto lungomare; un carinissimo centro pieno di locali interessanti.
Ve la fotografo da un elegante ristorante, ”La Casetta Bianca”, in contrada Fiuzzi 49, di cui sono stata ospite in occasione del battesimo di mio nipote.

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Il posto è giustappunto panoramico (i miei articoli delle ultime settimane sono monotoni: panorama e bellezza, bellezza e panorama… Ma qui è così… Che ci posso fare?) ed oggi offre uno spettacolo suggestivo perché, complice la tempesta della notte, il mare ha l’irrequietudine di fine estate. Sullo sfondo l’Isola di Dino.

Dal momento in cui entro mi balza all’occhio la cura dei dettagli: vero che noi siamo ad un pranzo per una ricorrenza e non avrebbero potuto liquidarci con una tovaglietta ed un tozzo di pane, ma guardandomi attorno noto che anche gli altri ospiti del ristorante sono molto attenzionati.

Personale gentile e conciliante con le esigenze di un gran numero di bambini intolleranti allo star seduti per un tempo non quantificabile.
Il menù di pesce è gustoso e stuzzicante. L’antipasto non si limita ad una banale insalata di mare ma si colora di simpatici accostamenti; non a caso si intitola ”fantasia del pescatore praiese”: dal classico polipo e patate all’allegro baccalà con peperoni ed al ricercato seppie e finocchi.
Il risotto misto mare è delicato ed il gratin con tanto di cozze è assai sfizioso.
Ma quello che voglio sicuramente provare a ricopiare a casa è lo squisito primo di scialatielli con calamari, gamberoni e pistacchio. La pasta fatta in casa amalgamata a questo sughetto vale il rischio (ahimè di percentuale molto elevata) di ridursi a pois il vestito.

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Si chiude con una macedonia con gelato al pistacchio.
È un buon sapore per terminare una vacanza: i miei sensi sono assolutamente appagati.
Così come questo è sicuramente un buon posto per salutare il mio paese, la mia estate e questo mare di inizio settembre.

Poche idee e confuse…

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Uff … Questo post sull’Arcomagno non viene proprio.

Avrei voluto raccontare di come da Praia a Mare, in Calabria, portandosi verso sud lungo la costa, ci si imbatta in una scogliera. Avrei voluto parlarvi della sua imponenza, di come all’improvviso blocchi il passaggio ed impedisca la visuale e ci avevo messo dentro anche un complicato paragone con gli ostacoli della vita (si in effetti – ora che ci penso – l’avevo presa un po’ alla larga). Avrei quindi voluto rivelare di come, per curiosare oltre, si possa o approfittare della barchetta che ti trasporta dall’altro lato (comoda soluzione per cui però è lecito optare solo se non si è già una volta vissuta l’esperienza della soluzione due) o farsi una respirata a pieni polmoni e, inforcando le ripide scale, avventurarsi in una passeggiata panoramica che affaccia in uno dei posti più belli del comune di San Nicola Arcella.

Avrei anche voluto spiegare di come il percorso sia sterrato ma facilmente percorribile (noi lo abbiamo affrontato con tutta la ciurma) e di come dall’altro lato ti accolga il lido ”I Gabbiani”. E quando dico accogliere non è in senso figurato. Avevo pensato anche ad uno slogan tipo ”se al mare ti vuoi rilassare al lido i Gabbiani devi sostare”; ma mi era poi sembrato, seppur azzeccato, tanto banale.

Avevo abbozzato la seconda parte del post tutto sulla gentilezza dello staff e sui servizi che lo stabilimento offre: la zona bar, il baby club, la piscina per i giorni di mare mosso e non solo, ma soprattutto (cosa che lo rende unico) la grotta sulla spiaggia nella quale, armonicamente posata nell’ambiente circostante, si trova l’area ristoro con simpatiche proposte per il pranzo (la fresella tipica della zona, per esempio).

Mi sono trovata nella difficoltà di spiegare come questo fosse un posto da cui si fa fatica ad andar via, e non per il pensiero della strada che ti aspetta al ritorno (anche per il rientro è a disposizione il ”traghettatore”) ma perché si avverte un tale senso di pace che pare quasi che quella scogliera funga da schermo da qualsiasi elemento disturbatore.

Avrei voluto raccontarvi dell’aperitivo vista mare all’ora del tramonto e del tuffo nell’acqua calda di quell’ora assieme al sole che ci sprofondava dentro.

Avrei voluto spiegarvi come da lì raggiungere appunto l’Arcomagno, dove l’acqua è costretta ad attraversare il grande arco prima di bagnare la riva.
Avrei voluto inserire in tutto ciò la ricetta di una nuova crostata a cui però, a questo punto, dedicherò un post a parte.
Ma i pensieri mi sono sgusciati fuori tutti confusi e non c’è stato verso di dargli una dritta. E quando si inizia a scrivere e cancellare e poi ancora scrivere e di nuovo cancellare, se proprio non si vuole rinunciare, non c’è che una soluzione: raccontare le cose proprio così come escono dalla testa… Ossia ingarbugliatamente scomposte.

Segue ricetta.

Nota: la prima foto, quella dell’Arcomagno, è tratta da internet (solo quella però 😉).

Aglianico on my mind

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Aiuto aiuto aiuto sono rimasta indietrissimo con i post: ho il taccuino strapieno di appunti e la macchina fotografica che esonda di immagini. Va bene, ammetto che questa ultima circostanza è dovuta al fatto che non sono proprio una fotografa esperta e di conseguenza, prima di avere il risultato che vagamente speravo di ottenere, devo fare un mucchio di scatti.

E intanto mi perdo nella lettura dei tanti blog esistenti e resto incantata. E scopro di andare davvero a braccio: i bloggers sono super organizzati, hanno un precisissimo planning, abbondano di foto e post già pronti, conoscono i potenti mezzi informatici per rendere il blog attivo e facile all’nterazione, partecipano a corsi…

Io sono assolutamente a digiuno di nozioni informatiche (vedo cose carinissime che mi piacerebbe riprodurre ma dopo ore ed ore di tentativi devo sventolare bandiera bianca) e mi lascio guidare dall’impulso. Non ho un orario o un giorno preciso di pubblicazione di un argomento già determinato. Scrivo di pancia. E so che così continuando prima o poi mi incartero’. Quindi prometto solennemente che avrò anche io presto il mio planning. Per il momento però, complice il clima vacanziero, vince l’impulso.

E così d’impulso mi viene da invitare tutto il mondo (vabbe’ adesso mi sto allargando… Diciamo la gente che passa di qui) a visitare almeno una volta nella vita Maratea. Un posto incantevolmente incastrato tra mare e montagna e che, con le sue tante spiagge – ciascuna con la sua caratteristica – l’affascinante piazzetta da cui partire per un tour dei vicoletti del paese, il panorama dal Cristo ed il piccolo porto, regala agli occhi scorci di una bellezza non descrivibile a parole.

E in uno di questi viottoli ci fermiamo ad aperitivare, presso il locale Rossofermo la cui insegna, nascosta tra le croci della vicina chiesetta, mi fa sorridere per il contrasto, che pare però così naturale, tra sacro e profano. La caratteristica di questo wine bar è che i tavolini sono sistemati lungo la vecchia scalinata su cui affaccia.

Ci lasciamo convincere dal cognato ad assaggiare un rosso che per il nome mi riporta, per un fugace momento che prontamente rifuggo, al pensiero del lavoro: ”L’atto” delle Cantine del Notaio.

”Rosso rubino. Al naso presenta sentori di marasca e prugna mature con accenni speziati. Al gusto le note di frutta, i tannini levigati e una piacevole freschezza ne fanno un vino pieno e persistente”. La scoperta è gradita: fresco, speziato, ricco e piacevole. Anche il posto è grazioso; l’unica pecca è che gli stuzzichini per accompagnare l’aperitivo sono serviti solo su richiesta e si pagano a parte; pegno sopportabile per godersi un calice così in uno dei posti più belli d’Italia.

Annoto che nella piazzetta di Maratea prendeva il via il simpatico viaggio raccontato nel film Basilicata coast to coast.

Ps. La foto in alto con il Cristo non è la mia ma è presa da internet 😉.