workshop di food photography… Pasticci in arrivo?

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È così rassicurante sapere che se al bisogno chiami la famiglia risponde. Ho avuto in queste due settimane un entourage che neanche la De Filippi all’ultimo festival di Sanremo. Autista (il papà) assistente alla persona (la mamma) e piccolo elfo aiutante tuttofare dispensatore di coccole (non ha bisogno di presentazioni).
La verità: ho lasciato che i vizietti prendessero il sopravvento.
Ora che mi avvio verso l’autonomia, riprendo in mano i miei progetti, tiro le somme e punto al miglioramento. Così ho deciso di trasferire il blog su una piattaforma semiseria (il concetto è simile a quello del trasloco della casa con tanto di diffusione del nuovo indirizzo). E domani partecipo ad un corso di foodphotography. Sono emozionata come una scolaretta al primo giorno di scuola. Ho preparato il mio zaino (sottraendo occultamente materiale scolastico a mio figlio) e fatto pratica con il cavalletto (tanto per non schiacciarci le dita dentro lasciando trapelare tutta la mia inesperienza). Quindi sono pronta… Agitata e pronta. Chissà se saprò sfruttare l’occasione per imparare qualcosa di nuovo. Vi racconterò: stay tuned 😉.

c’ho la capoccia dura, però sul planning faccio marcia indietro…

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Sarà una bella cosa essere così testardi? Mettersi nella capoccia le cose e non riuscire a cacciarsele neanche con i tornado e mettersi nel cuore le persone e tenerle lì nonostante tutto? Essere talmente testardi da provare a mettere giù queste righe perché mi sono prefissata di pubblicare due articoli alla settimana e siamo già a domenica. E talmente testarda da voler mantener fede al mio proposito nonostante sia priva di materiale dal momento che una serie di vicissitudini mi ha portata a non avere neanche una ricetta con foto passabile. Talmente testarda da ritrovarmi quindi a scrivere senza sapere per la precisione cosa, visto che ho cancellato le mie ultime foto perché non mi piacevano affatto…

Potrei parlarvi della serie di vicissitudini di cui sopra ma risulterei alquanto noiosa. Potrei raccontare di quanto desideri ultimamente una reflex, ma sarebbe una narrazione unicamente finalizzata a mandare messaggi subliminari a chi dovrebbe regalarmela; persona che tra l’altro so per certo leggere meno della metà di quello che scrivo (d’altronde… Come dare torto ad un marito che già mi ha nelle orecchie tutto il giorno?). Potrei parlare del mio argomento preferito, profondo, sofferto e sincero. La decadenza dell’avvocatura degli ultimi anni? La crisi economica? La critica della ragion pura? No, niente di tutto questo; stavo pensando alle colazioni. Ma, in un periodo dove la mia colazione consta di due fette biscottate con la marmellata, rivangare ricordi di un’estate di bagordi fa tristezza.

E quindi? E quindi semplicemente faccio mea culpa e do ragione a chi sostiene che la programmazione è alla base di un blog e che bisogna sempre avere nel taschino un buon numero di ricette per i momenti di black out. E siccome sono testarda ma non talmente tanto da non imparare dai miei errori ma abbastanza da portare avanti questo progetto nonostante appunto gli errori, annoto la lezione e proseguo, limitandomi per oggi ad augurarvi buona giornata.
I’ll come back soon 😉.

Aglianico on my mind

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Aiuto aiuto aiuto sono rimasta indietrissimo con i post: ho il taccuino strapieno di appunti e la macchina fotografica che esonda di immagini. Va bene, ammetto che questa ultima circostanza è dovuta al fatto che non sono proprio una fotografa esperta e di conseguenza, prima di avere il risultato che vagamente speravo di ottenere, devo fare un mucchio di scatti.

E intanto mi perdo nella lettura dei tanti blog esistenti e resto incantata. E scopro di andare davvero a braccio: i bloggers sono super organizzati, hanno un precisissimo planning, abbondano di foto e post già pronti, conoscono i potenti mezzi informatici per rendere il blog attivo e facile all’nterazione, partecipano a corsi…

Io sono assolutamente a digiuno di nozioni informatiche (vedo cose carinissime che mi piacerebbe riprodurre ma dopo ore ed ore di tentativi devo sventolare bandiera bianca) e mi lascio guidare dall’impulso. Non ho un orario o un giorno preciso di pubblicazione di un argomento già determinato. Scrivo di pancia. E so che così continuando prima o poi mi incartero’. Quindi prometto solennemente che avrò anche io presto il mio planning. Per il momento però, complice il clima vacanziero, vince l’impulso.

E così d’impulso mi viene da invitare tutto il mondo (vabbe’ adesso mi sto allargando… Diciamo la gente che passa di qui) a visitare almeno una volta nella vita Maratea. Un posto incantevolmente incastrato tra mare e montagna e che, con le sue tante spiagge – ciascuna con la sua caratteristica – l’affascinante piazzetta da cui partire per un tour dei vicoletti del paese, il panorama dal Cristo ed il piccolo porto, regala agli occhi scorci di una bellezza non descrivibile a parole.

E in uno di questi viottoli ci fermiamo ad aperitivare, presso il locale Rossofermo la cui insegna, nascosta tra le croci della vicina chiesetta, mi fa sorridere per il contrasto, che pare però così naturale, tra sacro e profano. La caratteristica di questo wine bar è che i tavolini sono sistemati lungo la vecchia scalinata su cui affaccia.

Ci lasciamo convincere dal cognato ad assaggiare un rosso che per il nome mi riporta, per un fugace momento che prontamente rifuggo, al pensiero del lavoro: ”L’atto” delle Cantine del Notaio.

”Rosso rubino. Al naso presenta sentori di marasca e prugna mature con accenni speziati. Al gusto le note di frutta, i tannini levigati e una piacevole freschezza ne fanno un vino pieno e persistente”. La scoperta è gradita: fresco, speziato, ricco e piacevole. Anche il posto è grazioso; l’unica pecca è che gli stuzzichini per accompagnare l’aperitivo sono serviti solo su richiesta e si pagano a parte; pegno sopportabile per godersi un calice così in uno dei posti più belli d’Italia.

Annoto che nella piazzetta di Maratea prendeva il via il simpatico viaggio raccontato nel film Basilicata coast to coast.

Ps. La foto in alto con il Cristo non è la mia ma è presa da internet 😉.

Vacanze romane e pasta come ‘na vorta

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Quando arriviamo a Roma sono le tre ed il sole rosola i marciapiedi ed i tetti della decentrata zona dove alloggeremo. Evito accuratamente di incrociare lo sguardo di mio marito consapevole che il mio suggerimento di un giro veloce a Roma non potrà partecipare al concorso di migliore idea 2017 con il titolo ”visitiamo la città eterna nella settimana più calda dell’anno”.

In realtà è proprio lui ad incitarci poco dopo ad abbandonare la refrigerata stanza dell’albergo per iniziare il tour. Non è un giro turistico ponderato il nostro. È il giro di chi ritorna in una città che ama e si lascia condurre dalla memoria e dai ricordi: la scomposta Piazza del Popolo, la stilosa Piazza di Spagna e, seguendo la moltitudine di gente che ha deciso come noi di sfidare il caldo dei quasi 41 gradi (bene, mi sento meno pazza) ci ritroviamo di fronte alla Fontana di Trevi. Monetina et voilà verso Campo dei Fiori e Piazza Navona con i suoi artisti.

Ci rendiamo conto di aver camminato per tre ore e di avere anche un certo appetito quindi decidiamo che è ora di cena.

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E così ci troviamo ad andare lenti lenti lungo il Tevere ( citando il Claudione nazionale per sottolineare il passo a cui ho costretto i miei uomini per far foto al fiume da qualsiasi incantevole prospettiva).

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Ceniamo in zona Trastevere da ”Pasta e vino come ‘na vorta” (per il cui suggerimento devo ringraziare un amico di Instagram). È un posto piccolino ma ben arredato con i tavoli in condivisione. Spartano quanto al servizio definendosi self-service della pasta.

Il meccanismo è questo: becchi un menù, scegli il tuo sugo tra quelli tipici della cucina romana e decidi la tipologia di pasta (aiutandoti anche con quella che è in esposizione al banco). Tutti i tipi di pasta sono in versione con uovo ed in versione con solo acqua e farina. Furbescamente scegliamo tre condimenti diversi (matriciana, carbonara e gricia) a colorare spaghettoni e strozzapreti.

Il self sta nel fatto che i piatti non vengono serviti al tavolo ma quando viene chiamato il tuo numero te li vai a prendere (ma non c’è rischio di perdersi l’appello perché il titolare ha tutto sotto controllo).
Sarà che abbiamo il tavolo dietro il bancone e quindi ci tocca il minimo sbattimento, sarà che la novità risulta simpatica al bambino, fatto sta che a noi è piaciuto molto. Così come molto ci è piaciuta la pasta: uno spettacolo di gusto e sapore in tutte e tre le versioni. Le porzioni sono abbondanti tanto da farci desistere dallo scegliere un secondo e da farci rinunciare anche all’antipasto della casa che ci osserva con aria invitante dal tavolo dei vicini.
Riprendiamo la nostra passeggiata e, chiacchierando e raccontando, ci troviamo di fronte al Colosseo che nella notte – lì così a suo agio in mezzo al caos della città – da qualsiasi posizione lo si guardi, appare davvero splendido nella sua maestosità.

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Un giorno senza sorriso: una gioia persa

 

Non avremmo potuto scegliere una località turistica diversa: mio figlio è da maggio che approfitta di ogni occasione per guardarci con aria persuasiva ripetendo ”non è un sogno, è Romagna…” Plauso agli ideatori di uno spot capace di convincere il pubblico di qualsiasi età. D’altronde non sono mai stata a Rimini, quindi la scelta non mi è spiaciuta. Le sue aspettative sono assolutamente soddisfatte: penso abbia l’impressione di vagare in un luna park a cielo aperto.

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Quanto a me, mi sto perdendo in un esperimento di osservazione sociale e resto incantata. Mi lascia una piacevole sensazione di contagiosa gioia di vivere osservare tutta questa gente che altro non vuole che divertirsi. Passeggiando sulla spiaggia incontro flotte di uomini, donne (davvero di tutte le età) e bambini coinvolti in divertenti lezioni di fitness, zumba, balli di gruppo; in acqua altrettante persone si dividono tra nuotate, racchettoni e palleggi; la sera c’è una euforia nell’aria che ti penetra fino alla punta dei capelli (ho visto autobus diretti a mezzanotte a Riccione pieni come un tram a Milano alle 8 di mattina).

È la magia dell’estate: mi lascio alle spalle il carico di pensieri che sembravano inarchiviabili e mi sento tanto leggera.

Tutto spinge verso una vacanza dal pensiero positivo, persino i quadri che troneggiano sui muri della hall dell’albergo.

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Tornerò a parlarvi di uova, zucchero e cannella… Ma oggi volevo condividere con voi questa leggerezza che mi pervade, che mi fa sentire forte. Una forza che ora sembra che niente possa far barcollare e che vorrei con tutta me stessa conservare ogni giorno tutto l’anno.

20170804201729_IMG_2178Ps: 😜questa qui sono io..ebbene si: gli effetti benefici del mio stato d’animo 😜😜😜😂

amo le colazioni…

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Il pasto della giornata che preferisco è la colazione. Detto tra noi è il mio incentivo ad alzarmi la mattina… E questo ve la dice lunga sul mio grado di golosità: posso essere stanca, assonnata, distrutta, ma il pensiero di rifocillarmi mi suggerisce un buon motivo per aprire gli occhi e buttarmi giù dal letto. Questo sia che la colazione preveda latte e fette biscottate come da foto, sia che preveda una dolcissima torta.
Tanto premesso, ben comprenderete lo sconvolgimento che la partenza intelligente per le vacanze di stamattina, con veloce annaffiata di solo caffè, mi ha causato. Lo stravolgimento è stato tale che ho passato l’ultima ora di viaggio a studiare le caffetterie di Rimini alla ricerca di una colazione talmente soddisfacente da farmi superare il trauma.

Ed è così che alle 9.30 abbiamo varcato la soglia del Caffè Reale in via Dati 47 a Viserba di Rimini, pienamente convinta dalla frase letta su più recensioni ”tra le migliori brioche del posto”.

Siamo stati accolti da un coinvolgente profumo di dolci. La scelta è stata ardua: bomboloni dall’aspetto invitante, brioche alla marmellata di melograno, brioche integrali e al miele, brioche classiche.
Io ho optato per la classica alla marmellata di albicocche accompagnata da uno schiumoso cappuccio.

La vacanza non poteva iniziare in modo migliore: la seduta vista agognato mare è suadente, il gusto soddisfatto, la gentilezza usataci è accogliente.

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Placato lo stomaco la modalità relax è immediatamente attivata: potere indiscutibile del dolce 😋😋😋.

Yogurt ai frutti di bosco e relax

Il feedback dalla montagna da parte della mia collega sulla rivolta della tecnologia dell’ufficio raccontatavi l’altro giorno non posso non condividerlo.

La risposta consiste nella foto qui sotto, indice della calma e pace con cui ha appreso della dipartita del nostro pc 😁😁😁. Assolutamente in tema con il blog: yogurt ai frutti di bosco 🍓🍓🍓.

Buona caaalda serata.

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Acqua detox. Pare brutto?

Ho sempre desiderato aprire un mio blog. Lo disegnavo nella mia mente e me lo prefiguravo proprio così: un po’ raccontato ed un po’ cucinato (certo con foto più belle…Ma imparerò).
E allora perché non l’ho fatto prima? Direi che qui c’entra indiscutibilmente il principio del pare brutto, per spiegarvi il quale riprendo le parole usate da Diego De Silva in uno dei suoi libri, “Mia suocera beve”.

”In ambito pubblico vige il comune senso dell’estetica, vale a dire quel potentissimo inibitore sociale rubricato alla vaga ma inconfondibile voce «Pare Brutto».
La caratteristica peculiare del Pare Brutto è che si manifesta all’improvviso sotto forma di dubbio, per cui una cosa (un gesto, un’affermazione, una domanda) anche se non pare ancora brutta ma c’è una minima possibilità che lo diventi, ti fa astenere automaticamente dal farla.
É un canone estetico estremamente mobile il Pare Brutto. Non si sa in cosa esattamente consista, ma accidenti se funziona. […]
É una specie di censore invisibile, che cerca di preservarti da figure di merda non gravissime.
Semplificando, il Pare Brutto, ovvero il comune senso dell’estetica, potrebbe essere definito come il timore di fare o dire qualcosa di cui potresti pentirti. Per opporti alla sua dittatura devi avere stile, e saperlo. Devi, insomma, avere una gran fiducia in te stesso.
Ho appena spiegato la ragione per cui non riesco a oppormi alla dittatura del Pare Brutto.”

Ecco, questo è stato il mio potentissimo inibitore.
Ora non è che la fiducia in me stessa sia aumentata, ma ho deciso di sfidare questo principio o quantomeno ignorarlo.

E sempre in ossequio al suddetto principio vi svelo il segreto di oggi: ho il frigo vuoto pre partenza e di conseguenza niente da cucinare e fotografare. E questo, in un blog che si è iscritto nella categoria ”food”, pare proprio brutto.
E quindi?
E quindi ne approfitto per parlarvi del mio esperimento con l’acqua detox.
Queste bevande sono molto in voga ultimamente: si tratta di acqua aromatizzata con frutta, limone o verdura che avrebbe proprietà depurative, disintossicanti e drenanti per l’organismo. Pare anche che acceleri il metabolismo e migliori le difese immunitarie (poi dipende da cosa si decide di metter dentro). Io l’ho visto come un escamotage per convincermi a bere di più. Presente quando vi dicono di bere con regolarità? Ecco, io con regolarità me ne dimentico 😁.

Ora vi dico come ho preparato la mia. Segnate tutto perché è complicatissimo: bisogna studiare e provare e poi studiare e provare ancora 😜.
Dunque, ho riempito una brocca di acqua e vi ho lasciato tutta la notte in infusione le pere, il limone e lo zenzero. E poi… Niente poi basta, è pronta.

Devo dire che il risultato è stato molto gradevole.
Le combinazioni di ingredienti sono davvero infinite e quindi le possibilità di annoiarsi del gusto inesistenti. Nella prossima versione pensavo di provare i frutti di bosco ma accetto qualsiasi suggerimento.

PS: non temete… Oggi non alimentero’ la famiglia a secchiate di acqua drenante: la nonna sta già predisponendo un meraviglioso kit di sopravvivenza figlio-nipote che supera l’immaginabile umano.

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Torta morbida con pesche e yogurt

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Ed è così che, all’alba lavorativa del 31 di luglio, anche il pc dell’ufficio ha deciso che è ora di prendersi una vacanza.
Aveva iniziato a dare segni di cedimento già la scorsa settimana, ma stamattina gorgoglia come una caffettiera alle prime gocce di caffè e di mostrarmi uno schermo di un colore un po’ più allegro del nero proprio non se ne parla.

Ora comunicazione di servizio: cara mia collega di studio che leggendo dalla montagna queste righe sarai in apnea completa, non c’è bisogno che tu scenda a valle a piedi di corsa. Ascolta me; fai un bel respiro (non vanificare il lavoro di relax che avrai fatto su di te questo weekend) sappi che è tutto custodito nell’hard disk mobile. Tu sei in vacanza, io andrò in vacanza (resistendo anche alla tentazione di distruggere il computer con una mazza da baseball come nei migliori film con protagoniste donne nevrasteniche). Ci penseremo a settembre.

Quanto mi piace questa frase: ci penseremo a settembre… Questo è l’unico momento dell’anno in cui sei legittimato – anzi ti è quasi d’obbligo – mandare i problemi in stand by e già solo questo ti fa sentire più rilassato.

Nonostante abbia imprecato tutta la mattina contro la tecnologia, vi propongo una torta che ho fatto con l’aiuto del mio amico Bimby.
La ricetta l’ho trovata in www.semplicementelight.com

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Ingredienti per 8 persone: 200 g di farina 00, 150 g di zucchero integrale di canna, un vasetto di yogurt magro alla pesca, 50 g di latte p.s, 2 uova, 2 pesche, una bustina di lievito per dolci, un pizzico di sale.
Mettere nel boccale lo zucchero e polverizzarlo: 10 secondi velocità 8.
Aggiungere le uova e frullare: un minuto a velocità 3.
Aggiungere lo yogurt ed il latte e mescolare: 20 secondi velocità 6.
A questo punto aggiungere la farina , il lievito ed il pizzico di sale: 20 secondi velocità 4.
Foderare una teglia da 20 cm di diametro con della carta forno.
Versare l’impasto nella teglia e livellarlo bene; tagliare le pesche a cubetti e disporle nell’impasto.
Cuocere il dolce in forno preriscaldato statico a 180° per 30 minuti.

Nel mio forno avrei dovuto farlo cuocere qualche minuto in più.

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Nel sito trovate anche il procedimento senza il Bimby, oltre che la versione bella della torta 😜.

http://www.semplicementelight.com/2013/06/torta-bimby-yogurt-pesca-light-senza-burro-senza-olio.html

Pasta zucchine, salmone e melone

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I meccanismi di youtube mi resteranno sempre oscuri. Voglio dire, in base a che cosa youtube pesca i suggerimenti e li propone all’utente che, cercato volontariamente il primo video, entra poi in un meccanismo di reazione a catena proprio sulla base di quei suggerimenti? Così ad esempio – che mi spiego meglio – se mio figlio sta guardando le canzoni dello zecchino d’oro mi pare normale che io che lo controllo dalla cucina intanto che smanetto ai fornelli senta katalicammello, volevo un gatto nero, il contrabbasso… E ormai mi sono rassegnata anche all’ascolto di Rovazzi, che piace tanto ai bambini e solo il cielo sa perché. Più o meno il giro di canzoni è sempre quello.

Ma oggi ho avvertito una musica nuova, non proprio infantile e non subito qualificabile… Ascolto meglio e non credo alle mie orecchie perché sembra.. Oddio non sembra è… Musica neomelodica napoletana!
Ora, signor youtube ti prego spiegami. Non capisco: né io né mio marito ascoltiamo il genere; localizzazione geografica Lombardia; si, siamo rimasti profondamente affascinati durante il nostro viaggio a Napoli, ma questo non penso che tu possa saperlo; partenza motore di ricerca ”zecchino d’oro”… Come diavolo c’è arrivato al neomelodico?
Sulle note di ”na’ guagliuncella bella bella” lo esorto a cercare altro. ”Va bene” mi dice ”ma cosa c’è di male? Mica diceva le parolacce”. Mi lascia senza risposta. Già, cosa c’è di male?
Torno in cucina e mentre mi dedico ad un rinfrescante piatto estivo mi ritrovo a canticchiare sotto voce: ”Scusami se ho cenato con te qualche volta coi fiori sul tavolo e ho rubato dai libri le frasi più belle da scrivere..”

Metto a bollire l’acqua per la pasta. Nel frattempo faccio soffriggere uno spicchio di aglio e unisco le zucchine. Quando si sono ben rosolate aggiungo il salmone. Intanto taglio tre fette di melone giallo a cubetti e lo aggiungo alle zucchine ed al salmone poco prima di concludere la cottura. Scolo la pasta e la faccio ripassare in padella con il condimento e qualche fogliolina di menta.

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L’articolo l’ho scritto ieri ma ho avuto contrattempi nel pubblicarlo… Quindi oggi che leggete è ieri e … Insomma ci siamo capiti 😜😉.