panini al rosmarino

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Sono una passionale amante del pane, in ogni sua forma e composizione: panini, filoncini, micchette, ciabattine e chi più ne ha più ne metta. È una cosa di cui non riesco a fare a meno.
I panini che vi propongo oggi sono gradevolmente profumati al rosmarino e qui a casa piacciono davvero un sacco.

Panini al rosmarino
120 gr di acqua
10 gr di rosmarino tagliuzzato
15 gr di zucchero
10 gr di lievito di birra fresco
40 gr di olio extravergine di oliva
250 gr di farina 0
10 gr di sale

Sciogliere il lievito e lo zucchero nell’acqua riscaldata. In un recipiente capiente mettere la farina, il sale ed il rosmarino. Aggiungere l’acqua e l’olio ed impastare. Coprire e lasciare lievitare per un’ora. Riprendere l’impasto, staccare tanti pezzetti da 40 gr ciascuno e formare i panini. Riporli in una teglia ricoperta di carta forno ben distanziati tra loro. Coprire e fare lievitare per un’altra ora. Cuocere in forno già caldo a 200 gradi per 15 minuti.

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le focaccine morbide di ethra

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Ohhhh! E rieccomi qui. Questo mio blaterare sul blog mi è mancato… Sarà che mi piace scrivere. Ora più che mai…
Scrivo per lavoro, scrivo per diletto, scrivo sul pc e sul blocco note del cellulare; scrivo in qualsiasi angolo della mia agenda e su fogli volanti che poi mi infilo in borsa e finiscono sempre per seppellirmi le chiavi di casa.
Riscrivo le ricette che voglio provare sul taccuino della cucina e, quando le riguardo, mi stupisco della mia pazienza​ nel ricopiarle tutte.
Ho avuto cura di trascrivere anche la ricetta delle focaccine che vi propongo oggi (buonissime con i salumi😋). Le preparo da sempre, ma questa versione prevede una serie di accorgimenti che rendono il risultato succulento. Linko sotto la fonte: blog la cui autrice riesce con le sue foto a dare una tale corposità alle pietanze da far venire l’acquolina in bocca.

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Ingredienti: 100 gr di patate, 150 gr di farina 0, 200 ml Acqua, 1/2 cucchiaino sale, 20 ml di olio extravergine, 5 gr di lievito di birra, 150 gr di farina di semola.
Sale grosso e olio extravergine d’oliva per condire.

Setacciare in una ciotola capiente le farine. Far bollire le patate in abbondante acqua per circa 30 minuti; quindi sbucciarle e schiacciarle con uno schiacciapatate o una forchetta e mettete la purea ottenuta nella ciotola con le farine.
Sciogliere il lievito di birra disidratato in circa 100 ml di acqua tiepida ed unire la miscela all’impasto. Versare a filo l’olio di oliva e iniziare ad impastare gli ingredienti con le mani.
Sciogliere il sale nei restanti 100 ml di acqua tiepida, quindi incorporare anche l’acqua e sale all’impasto. Continuare ad impastare. Lasciare lievitare per un paio di ore fino a quando l’impasto non avrà raddoppiato il suo volume.
Trasferire l’impasto su una spianatoia infarinata e stenderlo prima con le mani e poi con il mattarello ricavando una sfoglia alta 1 cm.

Iniziate a stendere l’impasto con le mani infarinate, poi stendetelo con il mattarello, ricavando una sfoglia alta circa 1

Con un coppapasta dal diametro di 10 cm ricavare le focaccine e porle su una leccarda foderata di carta forno. Lasciarle lievitare in questo modo per altri 30 minuti.

Nel frattempo, tritare finemente il rosmarino, mettetelo in una ciotola e incorporare l’olio di oliva.
Schiacciare le focaccine al centro per formare il bordo e spennellare la superficie di ogni focaccina con l’emulsione di olio aromatizzato con il rosmarino.

Cuocere le focaccine di patate in forno statico preriscaldato a 180° per 20 minuti (oppure in forno ventilato a 160° per circa 15 minuti).

A cottura ultimata insaporire ancora le vostre focaccine con un filo di olio di oliva e qualche granello di sale grosso.

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http://blog.giallozafferano.it/isaporidiethra/focaccine-morbide

e dopo una giornata a Calaficarra… Vi racconto il mio lievito madre.

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Quest’anno Maratea ci incanta e ammalia nella sua bellezza e ci ritroviamo in posti che, pur essendo nata e cresciuta in questi luoghi, non conoscevo.
Così a Calaficarra, il cui nome significa spiaggia del fico (e niente, in questi ultimi post i fichi vanno alla grande).

IMG_20170819_182238Si tratta di una spiaggia di ghiaia e ciottoli scuri, tra cui si nascondono piccole conchigliette, abbracciata da speroni rocciosi e caratterizzata da un mare azzurro e limpido. Tutto attorno è circondata da scogliere coperte da fitta vegetazione; da qui, via mare, è facilmente raggiungibile una piccola grotta sulla cui volta si proiettano riflessi di luce da spettacolo.

Alla spiaggia si accede attraverso un sentiero e successiva scaletta naturale. Da su non si può non rallentare il passo per fermarsi ad ammirare il paesaggio e pentirsi istantaneamente di aver lasciato a casa la macchina fotografica.

E mentre mi mangio le mani e cerco di cristallizzare queste immagini che mi riempiono gli occhi quantomeno con il cellulare, mi affiora alla mente Mediterraneo di Mango e penso che il ritratto di quella canzone ben rappresenti quanto mi vedo attorno.

Ma se noi non riusciamo ad averne abbastanza di Maratea, penso che Maratea ne abbia avuto abbastanza di noi.

Avete presente quella sensazione di sollievo generale che accompagna un cataclisma quando finisce? Ecco, la stessa sensazione ha accompagnato la nostra dipartita dalla graziosa spiaggia dopo una giornata di giochi rumorosi, capricci, dispetti e chi più ne ha più ne metta. Anche la doccia, con successivo caricamento ciurma per lo sgombero del territorio, è stata alquanto rumorosa (la parola più utilizzata della giornata è stata basta… Persino la piccoletta di sedici mesi l’ha sentita così tante volte che ad un certo punto ha iniziato a ripeterla come un mantra).
Ad accoglierci a casa la pizza della nonna (ebbene si, mi sto riposando e rifocillando) impastata con il lievito madre che con fatica avevo fatto nascere per poi cederne la potestà in un momento particolarmente incasinato della mia vita. Perché la pasta madre richiede attenzioni e nutrimento, cura e dedizione.

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Per farla, dopo aver letto manuali e post in abbondanza (ci sono veri esperti sull’argomento e volumi che illustrano anche i processi chimici di lievitazione naturale. Io non saprei neanche farlo: qui vi racconto solo il mio esperimento e la fortunata riuscita al primo tentativo) avevo impastato 200 g di farina con 100 g di acqua e due cucchiaini di miele ottenendo una pallina che avevo riposto in un contenitore di vetro. Il giorno dopo avevo reimpastato aggiungendo 100 g di farina ad una pari quantità di impasto (il resto si butta) e 50 g di acqua; allo stesso modo avevo proceduto il terzo giorno. Da allora avevo rinfrescato il panetto ogni due giorni (si usa anche l’espressione ”fare il bagnetto al lievito madre”) per una settimana e poi due volte a settimana aggiungendo sempre 100 g di farina a parte del panetto di uguale peso e 50 g di acqua. Il lievito è pronto quando aumenta il suo volume fuori dal frigo in circa quattro ore; ed allora la parte dell’impasto che prima si buttava può essere utilizzata per le proprie preparazioni. Successivamente potrete rinfrescare il lievito ogni 4 o 5 giorni. Più il lievito ”invecchia” più saprà fare il suo lavoro donando alle preparazioni una profumazione ed un sapore particolari. Il mio ha ormai qualche annetto che si porta molto bene 😉.
Questo per dire che non avrò preparato io le succulenti pizze che vedete, ma un po’ di merito di cotanta bontà in qualche modo potrei anche prendermelo.

Ps: 😜😜 No non è vero, questa volta mi sono davvero solo seduta a mangiare 😚.

Topini al cioccolato

7473f5e66e9461ff0faba734fbaa51b2Conoscete Ratatouille, il meraviglioso film della Disney che racconta le avventure del topo cuoco che si scontra con la sua numerosa famiglia al motto di ”tutti possono cucinare”?
A casa mia lo adoriamo. Lo avremmo visto 300 volte, eppure saltiamo sempre sul divano alla scena in cui questa innocente vecchina scopre di avere un nido di topi in soffitta e, invece di chiamare la disinfestazione e trasferirsi momentaneamente dai vicini, decide di distruggersi casa a colpi di arma da fuoco.
Quando nel novembre 2015 ci siamo trovati sfortunatamente a Parigi durante i giorni dell’attentato, siamo stati nella difficoltà di spiegare a nostro figlio il perché di quanto accaduto e nell’ulteriore difficoltà di dirgli che il parco Eurodisney sarebbe stato chiuso per lutto lasciando aperti solo gli stores attorno. Ed è proprio curiosando nei negozi che abbiamo beccato il topo Remy del film ad osservarci da uno scaffale strappando il primo grido di gioia del piccolo in una giornata molto triste. Non se n’è più staccato (a parte all’aeroporto dove gli è stato requisito per controllare che non fosse imbottito di esplosivo: panico fino a che non lo ha riavuto di nuovo tra le mani).
E così non volevamo non dedicargli una festa a tema per il sesto compleanno con tanto di meravigliosa torta con Remy fatta da una cara amica abilissima nei dolci?

In tema di topi avevamo composto anche questi dolcini. Sono semplici da fare e piacciono sempre molto ai bimbi. A me ricordano momenti piacevoli: un pomeriggio passato con la zia a decorarli, deliziose merende casalinghe, regali a persone neanche più così piccine.

Ieri sono stati preparati per il compleanno della migliore amica di mio figlio: anche da qui tanti auguri piccola Anna per i tuoi sette anni.

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Ingredienti per 15 topolini: 300 gr di frollini tipo pan di stelle, 100 gr di smarties, 1 cucchiaio di marmellata, 2 cucchiai di nutella, 100 gr di philadelphia, palline di zucchero, rondelle di liquirizia, un tubetto di smarties.

Frullare i biscotti e aggiungere philadelphia, nutella e marmellata. Amalgamare bene e formare i topi. Io solitamente parto dal fare delle palline che poi rendo ovali; quindi appiattisco un pochino il musetto e con le palline di zucchero faccio gli occhietti ed il naso; con gli smarties creo invece le orecchie. Per la coda srotolo la rondella di liquirizia, divido in due parti e taglio a pezzetti.

Lasciare riposare un paio di ore in frigo prima di servire.

 

Plumcake integrale ai mirtilli

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Ed è così che la mia carriera da runner è miseramente fallita.
Ho raccontato per un mese in giro ed a me stessa quanto non mi pesasse affatto mettere la sveglia qualche minuto prima delle 6; di come fossi felice di trovare con questo piccolo accorgimento il tempo di farmi del bene; di come stessi meglio nella giornata per i minuti dedicatimi; di come raccogliessi i frutti positivi di questa scelta… Nell’ultima settimana però la mia mente ha cominciato a rinnegare codeste verità. Lunedì scorso il trillare della sveglia mi ha sorpresa nel mezzo di un sogno che avrei finito con piacere. Nonostante ciò, spinta da tanto spirito di buona volontà (e dal pensiero dell’amica trainer motivazionale che mi attendeva alla partenza) mi sono comunque alzata e trascinata fuori di casa. Martedì lo spirito di buona volontà ha iniziato a vacillare: mi sono rigirata un paio di volte nel letto prima di convincermi ed ho macinato la strada lentamente. Mercoledì ho seriamente considerato la mia andatura da villeggiante in montagna che raccoglie i fiori ed ho deciso che per quest’anno mi sono fatta abbastanza bene nelle ore mattutine. Il mio spirito di buona volontà ha lasciato lo spazio al senso di colpa compensativo: se non corro almeno mangio sano sano sanissimo che più sano non si può. E va bene, è pubblicamente noto che sabato sono stata al puro slow burger e si aggiunga la grigliata con cari amici del giorno dopo… Ma è risaputa legge scientifica che il sabato e la domenica nelle diete non si considerano.

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Fatto sta che a neanche una settimana dalla solenne promessa mi ritrovo con una gran voglia di dolce. E ora che si fa? Plumcake integrale ai mirtilli. La ricetta l’avevo scovata nel web e già provata. Più o meno recitava così.

Ingredienti: 2 uova, latte parzialmente scremato 80 ml, olio di semi 50 ml, zucchero di canna 70 gr, farina integrale 200 gr, mirtilli 200g, lievito una bustina.

Lavorare in una ciotola le uova con lo zucchero. Unire, nell’ordine, sempre lavorando, l’olio, il latte, la farina ed il lievito. Aggiungere infine i mirtilli. Versare l’impasto in uno stampo da plumcake ed infornare a 180 gradi per 40 minuti.

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piccola idea

Ho sempre adorato sorseggiare del vino mentre, lasciando scendere la tensione della giornata, metto giù qualche idea per la cena. Non è un’abitudine – che sarebbe difficilmente conciliabile con il mio essere perennemente a dieta (finta) – ma, quando accade, il mio corpo si delizia qualificandolo come momento rigenerante.

Così ieri sera: me ne andavo gironzolando per i fornelli con il mio bel calice in mano guardando le patate bollire e mi son detta ”ma davvero voglio affiancare alla mia carne delle patate lesse?!?”… ed è così che ho pensato di renderle più accattivanti.

Ho dato un giro di olio in una teglia, ci ho messo la cipolla a rondelle ed ho infilato la teglia nel forno a 180 gradi per una decina di minuti. Ho intanto pelato e tagliato le patate, aggiunte alla cipolla, salato e rimesso tutto in forno. Quindi, ispirata dal nome del blog, ho fatto gratinare con pangrattato e parmigiano.

Quando ho impiattato e mio figlio ha esultato entusiasta ero contenta: non è una ricetta gourmet ma lui ha gradito. E come ho letto da qualche parte: ”si cucina sempre pensando a qualcuno, altrimenti stai solo preparando da mangiare”… 😊

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